Task Force Management

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Nei prossimi anni le piccole e medie imprese investiranno tanto in software e servizi, lo dice IDC, ma l’hardware farà ancora la parte del leone

La Digital Transformation non riguarda esclusivamente le grandi aziende, ma già oggi e ancora di più in futuro sarà cavalcata anche dalle piccole e medie imprese in un processo evolutivo complesso quanto indispensabile. Le PMI da un lato si sono accorte dei cambiamenti di mercato e dall’altro si sono trovate a lavorare con davanti lo spettro della crisi economica.

Per questo hanno bisogno di partner affidabili, e si stanno muovendo con investimenti in ambito mobility, cloud, Big Data e sicurezza. Il 67 per cento di esse considera le soluzioni e i servizi mobile come essenziali per l’attività interna e il rapporto con i clienti ma, soprattutto, il 63 percento delle medie imprese e il 23 percento delle piccole stanno implementando applicazioni di business intelligence e le stanno innestando nei loro processi.

Non mancano alcune criticità certo, per esempio quella legata alla necessità di cambiamento che però deve sempre conciliarsi con l’adozione di tecnologie semplici e aperte. Lo dice il 61 percento delle Pmi, secondo studi di settore e allo stesso tempo gli studi dicono anche che nessuna vuole spendere più di quanto non sia realmente indispensabile, perché la trasformazione digitale deve essere, ma deve essere economa.

Uno studio The Nines Observer sottolinea come il costo di downtime per una PMI sia di circa 7900 dollari al minuto, ma allo stesso tempo la soluzione per evitarlo deve essere conveniente perché riduzione di costi e spese sono le voci che più importano.

Si aggiungono a queste considerazioni i dati di IDC che segnala come le PMI investiranno da qui al 2020 moltissimo in software e servizi, anche se la voce di spesa maggiore, complessivamente riguarderà soprattutto l’hardware. Parliamo di imprese sempre sotto i mille dipendenti che vedranno lievitare il budget IT da 564 miliardi di dollari come era nel 2016, fino a raggiungere i 668 miliardi nel 2020 con un incremento del 4,2 percento annuo.

Il segmento hardware, dicevamo, crescerà meno rispetto a software e servizi IT, fino a lasciarsi superare, ma solo nel 2020. Più lenta la crescita dei servizi IT in senso stretto.

Così IDC prevede che, nell’arco di circa cinque anni presi in esame, il budget ITsarà ripartito per il 38 percento a consumo delle medie aziende (tra i 100 e i 499) mentre le imprese più grandi (ma sotto i mille dipendenti) e quelle più piccole (tra 1 e 99 dipendenti) si divideranno i consumi di spesa IT per il rimanente 62 percento.

A cavalcare in prima battuta la Digital Transformation delle PMI saranno ancora le aziende statunitensi (circa il 30 percento sul totale del giro di affari è attribuibile a loro), tuttavia sappiamo come le piccole e medie imprese siano il tessuto vivo dell’economia europea, un mercato troppo grande e significativo per non rimanere coinvolto, ma ancora in piena transizione al digitale a cui al momento sono attribuibili circa 154 miliardi di dollari per la spesa IT.

Le PMI del nostro continente sono già consapevoli del lavoro intenso cui sono chiamate, sensibili all’adozione di tecnologie innovative come Internet Of Things, robotica, sistemi cognitivi e di machine learning, Intelligenza artificiale e alla stampa 3D. Dovranno però “internazionalizzarsi”, e per farlo servirà lasciare e fare crescere competenze digitali adeguate di cui ora c’è già una grande domanda, con relativa poca offerta, soprattutto nei mercati verticali.

L’investimento in software di queste aziende sarà dedicato prevalentemente alle applicazioni enterprise ERM (Enterprise Resource Management), CRM (Customer Relationship Management) e ERP (Enterprise Resource Planning), con una forte domanda di servizi in outsourcing per la gestione delle applicazioni, e delle infrastrutture e in generale per i processi di business.

Tra le previsioni salienti di IDC sono interessanti da citare quella per cui entro il 2018, Microsoft Office 365 sarà adottato da oltre il 50 percento delle aziende in cammino su questo percorso di trasformazione, ed entro il 2019 il 70 percento dei brand avrà implementato sistemi di intelligence cognitivi e basati su AI, con circa il 60 percento delle PMI nei settori del manufacturing e dei trasporti che avranno scelto almeno una tecnologia Internet Of Things entro la fine del 2018.

Resta fisso un dato che riguarda lo shift da una spesa meramente basata sull’hardware a una spesa IT basata su software e servizi. E’ la direzione dettata anche dall’evoluzione verso il Cloud 2.0 in cui i servizi saranno sempre più distribuiti, dovranno essere affidabili, intelligenti e ad alta densità, con le aziende sempre più orientate verso architetture multi cloud (circa l’85 percento entro il 2018).

           
Asset Management   Comunicazione   Contributi e Finanza Agevolata  
         
       
Formazione   Human Resource   Marketing e Web Marketing  
           
     
Internazionalizzazioni    Strategia e organizzazione   Information and Communication technology  
           
       
Supporto alle Vendite      Servizi per Enti Locali  
           

 

Nei prossimi anni le piccole e medie imprese investiranno tanto in software e servizi, lo dice IDC, ma l’hardware farà ancora la parte del leone

La Digital Transformation non riguarda esclusivamente le grandi aziende, ma già oggi e ancora di più in futuro sarà cavalcata anche dalle piccole e medie imprese in un processo evolutivo complesso quanto indispensabile. Le PMI da un lato si sono accorte dei cambiamenti di mercato e dall’altro si sono trovate a lavorare con davanti lo spettro della crisi economica.

Per questo hanno bisogno di partner affidabili, e si stanno muovendo con investimenti in ambito mobility, cloud, Big Data e sicurezza. Il 67 per cento di esse considera le soluzioni e i servizi mobile come essenziali per l’attività interna e il rapporto con i clienti ma, soprattutto, il 63 percento delle medie imprese e il 23 percento delle piccole stanno implementando applicazioni di business intelligence e le stanno innestando nei loro processi.

Non mancano alcune criticità certo, per esempio quella legata alla necessità di cambiamento che però deve sempre conciliarsi con l’adozione di tecnologie semplici e aperte. Lo dice il 61 percento delle Pmi, secondo studi di settore e allo stesso tempo gli studi dicono anche che nessuna vuole spendere più di quanto non sia realmente indispensabile, perché la trasformazione digitale deve essere, ma deve essere economa.

Uno studio The Nines Observer sottolinea come il costo di downtime per una PMI sia di circa 7900 dollari al minuto, ma allo stesso tempo la soluzione per evitarlo deve essere conveniente perché riduzione di costi e spese sono le voci che più importano.

Si aggiungono a queste considerazioni i dati di IDC che segnala come le PMI investiranno da qui al 2020 moltissimo in software e servizi, anche se la voce di spesa maggiore, complessivamente riguarderà soprattutto l’hardware. Parliamo di imprese sempre sotto i mille dipendenti che vedranno lievitare il budget IT da 564 miliardi di dollari come era nel 2016, fino a raggiungere i 668 miliardi nel 2020 con un incremento del 4,2 percento annuo.

Il segmento hardware, dicevamo, crescerà meno rispetto a software e servizi IT, fino a lasciarsi superare, ma solo nel 2020. Più lenta la crescita dei servizi IT in senso stretto.

Così IDC prevede che, nell’arco di circa cinque anni presi in esame, il budget ITsarà ripartito per il 38 percento a consumo delle medie aziende (tra i 100 e i 499) mentre le imprese più grandi (ma sotto i mille dipendenti) e quelle più piccole (tra 1 e 99 dipendenti) si divideranno i consumi di spesa IT per il rimanente 62 percento.

A cavalcare in prima battuta la Digital Transformation delle PMI saranno ancora le aziende statunitensi (circa il 30 percento sul totale del giro di affari è attribuibile a loro), tuttavia sappiamo come le piccole e medie imprese siano il tessuto vivo dell’economia europea, un mercato troppo grande e significativo per non rimanere coinvolto, ma ancora in piena transizione al digitale a cui al momento sono attribuibili circa 154 miliardi di dollari per la spesa IT.

Le PMI del nostro continente sono già consapevoli del lavoro intenso cui sono chiamate, sensibili all’adozione di tecnologie innovative come Internet Of Things, robotica, sistemi cognitivi e di machine learning, Intelligenza artificiale e alla stampa 3D. Dovranno però “internazionalizzarsi”, e per farlo servirà lasciare e fare crescere competenze digitali adeguate di cui ora c’è già una grande domanda, con relativa poca offerta, soprattutto nei mercati verticali.

L’investimento in software di queste aziende sarà dedicato prevalentemente alle applicazioni enterprise ERM (Enterprise Resource Management), CRM (Customer Relationship Management) e ERP (Enterprise Resource Planning), con una forte domanda di servizi in outsourcing per la gestione delle applicazioni, e delle infrastrutture e in generale per i processi di business.

Tra le previsioni salienti di IDC sono interessanti da citare quella per cui entro il 2018, Microsoft Office 365 sarà adottato da oltre il 50 percento delle aziende in cammino su questo percorso di trasformazione, ed entro il 2019 il 70 percento dei brand avrà implementato sistemi di intelligence cognitivi e basati su AI, con circa il 60 percento delle PMI nei settori del manufacturing e dei trasporti che avranno scelto almeno una tecnologia Internet Of Things entro la fine del 2018.

Resta fisso un dato che riguarda lo shift da una spesa meramente basata sull’hardware a una spesa IT basata su software e servizi. E’ la direzione dettata anche dall’evoluzione verso il Cloud 2.0 in cui i servizi saranno sempre più distribuiti, dovranno essere affidabili, intelligenti e ad alta densità, con le aziende sempre più orientate verso architetture multi cloud (circa l’85 percento entro il 2018).

La prossima rivoluzione, secondo la maggior parte degli esperti, arriverà grazie all’intelligenza artificiale (AI). Anzi, sta già arrivando, come dimostra la giornata organizzata a Milano da Google Italia per parlare di machine learning, una delle discipline della AI. Molti ricercatori stanno studiando i meccanismi e le tecniche di riconoscimento vocale, le reti neurali, gli algoritmi per il riconoscimento delle immagini e altro ancora. I risultati si possono già toccare con mano in applicazioni di uso comune, come Google Traduttore che mostra il significato di parole in lingua straniera che riesce a identificare in una foto scattata da un utente. Online potete giocare con gli A.I. Experiments, che mostrano come la macchina possa imparare a comprendere molte delle cose che ci circondano: Quick, Draw! è un esempio divertente di cosa si può fare con il machine learning: una rete neuronale cerca di riconoscere quello che state disegnando; oppure A.I. Duet con cui il computer improvvisa un duetto al pianoforte; o ancora Giorgio Cam che scatta una foto e che il computer trasforma nelle parole di un rap-canzone sulle note di Moroder.

Machine learning, che cos’è?

Il machine learning è una categoria della scienza informatica che dà ai computer l’abilità di imparare senza che siano stati esplicitamente programmati. Con il machine learning si prendono degli esempi, si estraggono i “pattern” cioè gli schemi che li contraddistinguono e li si utilizza per fare previsioni a proposito di nuovi esempi. 

Le macchine come imparano?

Non come l’essere umano ma utilizzando i sopracitati pattern (o schemi): sono piuttosto complicati da spiegare ma Google ci aiuta a fare qualche esempio. Ad esempio in Google Foto (il servizio che consente di caricare le proprie foto in un archivio online) possiamo cercare tra centinaia di foto quelle in cui compaiono i cani. Come fa? Grazie al machine learning. Prima di tutto vengono raccolti una serie di esempi di foto etichettate con la parola “cane”, in seguito si prendono anche delle foto etichettate con la parola “gatto” e infine foto con milioni di altre etichette. 

È un cane o un gatto?

Il computer dopo tutti questi esempi va alla ricerca dei pattern di pixel e colori che lo aiutino a capire se nella foto c’è un cane o un gatto (oppure altro) Prima di tutto, cerca di indovinare quali siano i pattern giusti per identificare i cani. Poi continua il suo studio cercando un esempio di immagine di un cane e verifica se i pattern funzionano. Se si accorge di aver riconosciuto per errore un gatto come un cane, apporta delle correzioni ai pattern che sta usando. A quel punto, prende l’immagine di un gatto e ne modifica nuovamente i pattern per cercare di riconoscere quell’immagine. 
Queste operazioni vengono ripetute circa un miliardo di volte, procedendo per successive prove e correzioni. Alla fine, i pattern formano un modello basato sul machine learning, una «rete neurale profonda», che può (quasi sempre) identificare correttamente cani, gatti, bambini, luoghi, tramonti e molte altre cose.

Che cosa succederà nel futuro?

Tutti (Google, Amazon, Microsoft, Apple e centinaia di altre società, università e istituzioni) lavorano su un punto: fare in modo che la macchina apprenda più velocemente e con meno esempi. Un metodo, su cui Google si sta concentrando in particolare, è quello di fornire alle nostre macchine più «buon senso», che in questo campo viene chiamato «regolarizzazione». Per una macchina “avere buon senso” può significare che, se un esempio cambia leggermente, la macchina non deve cambiare completamente idea. Una foto di un cane con un cappello da cowboy mostra comunque un cane. Google sta cercando di introdurre questo tipo di capacità nel programma rendendo il machine learning insensibile a cambiamenti minimi, come un cappello da cowboy. Sembra facile, ma c’è ancora molto lavoro da fare per raggiungere un equilibrio su questo fattore.

 Fonte: www.corriere.it

Task Force Management accompagna il Comune di Aragona verso una più efficiente gestione del servizio Tributi

Quando si dice fai di necessità virtù. Questo è un "saggio andante" che il Comune siciliano ha fatto immediatamente suo. I trasferimenti dallo stato centrale sono sempre meno? Dovremo, d'ora in avanti, completare l'intero ciclo delle riscossioni? Bene, allora organizziamoci...ma non da soli. E' stato pressapoco questo il ragionamento degli Amministratori nelle persone del Sindaco dott. Salvatore Parello, dell'Assessore al bilancio Giuseppe Attardo e del Responsabile Servizio Tributi, Calogero Alongi che, avendo ben chiare le nuove necessità dell'ente, hanno pensato alla riorganizzazione del servizio e ad affidarsi, per questa che è una vera e propria impresa, ad una società specializzata, la Task Force Management.Così, avendo studiato con attenzione le nuove necessità dell'ente, dopo aver dialogato con tutte le persone che operano tutti i giorni negli uffici dell'ufficio tributi e con la collaborazione di questi si è giunti ad un nuovo modello organizzativo che già da subito ha consentito all'ente di scovare un certo numero di evasori o presunti tali, garantendo così quanto dovuto all'ente.La volontà di rimettere al centro un servizio importante come quello tributi, dice il Sindaco Salvatore Parello, non rappresenta solo l'esigenza dell'ente di ottenere entrate commisurate ai servizi che il Comune eroga, ma la necessità di gestire completamente la gestione dei tributi, ivi compresa la riscossione, per garantire ai cittadini equità e capacità d'ascolto. Nessuno meglio di noi, dice ancora il dott. Parello, può conoscere le reali condizioni dei nostri cittadini e le loro possibilità. Diventa allora necessario affidarsi a strutture capaci, al fine di farci accompagnare verso un modello organizzativo più efficiente e funzionale, in grado di garantire la conoscenza del territorio, una equa distribuzione dei servizi e del carico fiscale e, soprattutto un dialogo collaborativo fra ente e cittadini. 

Il Comune di Aragona gioca al ribasso con le tariffe del servizio idrico

L’Amministrazione comunale chiude l’era delle esternalizzazioni della gestione e il calcolo del servizio idrico, riorganizzando il servizio tributi, l’erogazione e la tariffazione dello stesso. Il risultato? Tariffe più basse per i suoi cittadini.

Non esiste, nella Pubblica Amministrazione, stagione senza polemica e contraddittorio ma ben venga la polemica se questa non risulta poi essere sterile e cieca. La polemica degli ultimi mesi nel Comune di Aragona, ha avuto come oggetto le attività di riorganizzazione del servizio tributi, una delle prime interfacce, non la più piacevole, con i cittadini.

L’attuale Amministrazione aragonese, con a capo il Sindaco Parello e l’Assessore Attardo , ha infatti voluto intervenire concretamente sulla riorganizzazione del servizio tributi, affidandosi ad una società di consulenza per ridisegnare il modello organizzativo e rivisitare la logica della gestione anche delle tariffe.

L’operazione si è ritenuta necessaria per una molteplicità di motivi fra i quali il divincolarsi definitivamente dalla vecchia abitudine di affidare a terzi non solo la gestione ma anche la riscossione dei tributi e delle tariffe del Comune.

Questa attività non è certo stata accolta con entusiasmo da tutti nel consiglio ma, al termine di una prima fase di interventi, ecco venir fuori i primi risultati, tutti a vantaggio dei cittadini e dei conti dell’ente.

E’, infatti, proprio di questi giorni la decisione dell’amministrazione di emettere le prime due rate del canone del servizio idrico per il 2017 , anziché le canoniche quattro, calcolate sulla base delle tariffe degli anni precedenti. I motivi che hanno permesso al responsabile del Servizio Tributi, Geom. Alongi, stanno tutti nell’attività di riorganizzazione del suo servizio. Attività questa che ha consentito soprattutto di portare alla luce l’evasione della tariffa, la migliore gestione del servizio e quindi la possibilità, con le seconde due rate del canone, di abbassare notevolmente la richiesta economica e rendere economicamente più efficiente la gestione del servizio. 

Un'altra occasione per promuovere l'economia italiana e gli investimenti sul nostro paese ci viene concessa dal Governo del Qatar. In occasione della 17° Doha Forum, che si svolgerà a Doha (Qatar) il 14 e il 15 maggio 2017, il Presidente di Task Force Management, Antonio Maurizio Gaetani, è stato invitato fra i relatori per parlare in merito al futuro degli accordi commerciali internazionali alla luce delle ormai più che ventilate misure restrittive annunciate dagli U.S.A. 

"The future of international trade agreements and investment" è infatti la sessione che vedrà TFM fra i protagonisti nel Forum, che avrà come tema principale "Development, Stability and Refugee Crisis" (Lo sviluppo, la stabilità e la crisi dei rifugiati).

Sarà una nuva ed importante occasione per far conoscere a potenziali investitori e partner commerciali, la vivacità e le grandi capacità delle nostre aziende e della nostra economia che, nonostante le criticità italiane, hanno chiuso il 2016 con un + 57 miliardi di euro di esportazioni, segno questo della grande laboriosità e capacità di adattamento delle nostre imprese.

L'intervento si articolerà su diversi punti  che descriveranno il futuro dell'Italia attraverso le possibili misure restrittive, la lenta crescita della sua economia e il valore delle sue antiche e particolari tradizioni economiche.

Si parlerà dei punti di forza dell’economia italiana e delle sue imprese che hanno avuto la capacità di capitalezzare la tradizione produttiva e di conoscenza del nostro paese, dei nostri distretti industriali che sono i custodi di queste tradizioni ma, allo stesso tempo, grandi ed eccellenti fucine di innovazione e ricerca, dei risultati, forse inaspettati, delle nostro export, di come le aziende italiane affronteranno le eventuali misure restrittive ai rapporti di libero scambio, misure che potrebbero riportare l'Italia sulle fasce di mercato che più ci appartengono e, infine, di come oggi sia assolutamente lungimirante investire non solo in Italia ma, e soprattutto, "sull'Italia".

A poco meno di tre mesi dall'intervento di Task Force Management, dopo la presentazione del nuovo piano industriale del marchio R7 Supermercati a Banche, fornitori e mercato, viene presentato il nuovo piano di rilancio della catena di supermercati agrigentina.

Un annuncio che in tanti aspettavano e che tende a rompere le attuai logiche di mercato per puntare su un'economicità dell'offerta ma basata su prodotti di qualità e un forte intervento nel sociale.

Questi i temi che verranno trattati in occasione della conferenza stampa di venerdì 25 maggio p.v. 

Si apre sotto i migliori auspici e con nuove conferme questo nuovo anno e non poteva certo iniziare meglio per noi.

Il Gruppo Editoriale Il Sole 24 Ore ha infatti voluto Task Force Management S.r.l. al suo fianco per lo studio di nuovi progetti, l'attuazione degli stessi e per alcuni interventi di riorganizzazione al suo interno.

Un impegno questo che ci vedrà entusiasticamente concentrati e che per noi è la conferma sulla correttezza della strada intrapresa, che è poi l'unica che conosciamo e che si traduce con la messa in campo di competenze interdisciplinari utili al supporto di ogni singolo comparto aziendale, di singole strategie di sviluppo, di riposizionamenti dell'offerta, revisione dei processi di gestione finanziaria e molto altro ancora, che le aziende  nostre clienti manifestano, con il nostro aiuto, voler organizzare.

Essere chiamati a supporto dell'attuazione dei progetti di un marchio così importante qual'è quello de "Il Sole 24 Ore" è decisamente motivo di orgoglio e ci responsabilizza ad un impegno assoluto, così com'è nostra abitudine fare, per raggiungere gli obiettivi condivisi con il nostro nuovo ed importante cliente.

Riteniamo che questo nuovo incarico sia, anche per i nostri clienti, la conferma del buon lavoro svolto fino ad oggi, nonchè un concreto riconoscimento di serietà e professionalità di tutta la nostra struttura.

Buon 2019 a tutti allora e che sia per tutti un anno di successi e di crescita.

A.M.G.

Salugea - Prodotti Altamente Naturali  
 
     
       
       

 

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