Task Force Management

Se vuoi VINCERE corri con noi!

Task Force Management

E' una società di consulenza  di direzione nata con l'obiettivo di incrementare il valore e l'efficienza delle organizzazioni sue clienti, partecipando, e spesso guidando, i clienti stessi clienti all'elaborazione di nuove strategie in grado di garantire risultati concreti e il raggiungimento di elementi solidi e duraturi di competitività.

Manager indipendenti.  L'indipendenza e per noi uno dei fattori competitivi  più importanti, uno stato che abbiamo voluto acquisire per essere più obiettivi, collaborativi e soprattutto utili ai nostri clienti. La societa e chi vi opera non dipendono da nessun gruppo economico e finanziario e possono per questo interloquire con tutti i gruppi economici e finanziari.

Il nostro cliente è un valore. Creiamo valore al cliente per aumentare il valore della sua azienda. Il nostro cliente è un valore. Non può esserci alcun piano strategico senza una vera e profonda conoscenza del cliente e del mercato in cui opera, delle sue esigenze espresse e recondite, tangibili e intangibili. Questo principio viaggia con noi e influenza l'approccio che adottiamo con i nostri clienti e con il mercato in cui operano le aziende che si affidano a noi. Solo dopo un'attenta indagine sul cliente ridisegniamo tutti i processi aziendali al fine di creare valore per il nostro cliente e per il suo mercato.

Aiutiamo l'eccellenza. Le competenze nascono dalla comunione di molteplici esperienze maturate nel tempo dagli uomini e dai professionisti che collaborano con Task Force Management. Mettiamo le nostre competenze al servizio di aziende, trasferendole con sapienza e metodo, fortemente orientate al miglioramento e all’innovazione al fine di renderle "AZIENDE ECCELLENTI". Uno dei nostri obiettivi è coniugare competenze ed economicità, strategia e organizzazione, tecnologia e gestione dei processi, orientando il tutto al risultato. Manager che dialogano con manager soppesando ogni intervento e misurandone gli effetti qualitativamente e quantitativamente, con il solo e unico obiettivo di creare vantaggi concreti e immediati per il cliente e creare le condizioni affinché, gli stessi vantaggi, resistano nel tempo. Un risultato in grado di essere percepito, vissuto e gestito dal management dell'azienda grazie ai metodi di analisi e controllo mutuati dal periodo di attività svolto con la nostra società.

Bandi Finanza Agevolata

E' possibile accedere al credito d'imposta.

Task Force Management è in grado di supportarti nella procedura di accesso al finanziamento.

In allegato la scheda di dettaglio.

per informazioni contattare Task Force Management alla mail  info@taskforcemanagement.it oppure chiedendo informazioni alla pagina dei contatti

E' possibile accedere al bonus per la rimozione dell'amianto.

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E' possibile accedere ai Voucher per l'internazionalizzazione.

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E' possibile accedere al tax credit alberghi.

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E' possibile accedere ai Voucher per digitalizzazione.

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E' possibile accedere ai finanziamenti per il Sostegno allo start up, sviluppo e continuità d'impresa ecc.

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E' possibile accedere ai finanziamenti Smart&Start.

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E' possibile accedere ai finanziamenti per la ristrutturazione e riqualificazione delle strutture recettive.

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Il contributo per la promozione del vino nasce dal DECRETO MINISTERIALE N. 60710 DEL 10 AGOSTO 2016 RECANTE MODALITÀ ATTUATIVE DELLA MISURA "PROMOZIONE SUI MERCATI DEI PAESI TERZI" DELL'OCM VINO.

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Si avvicina la scadenza per la presentazione  delle domande, a partire dal 7 novembre 2017,  per le agevolazioni alle imprese per la diffusione e il rafforzamento dell’economia sociale.

Task Force Management è in grado di supportarti nella procedura di accesso al finanziamento.

In allegato la scheda di dettaglio.

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Italia Innovazione

Una domenica di ottobre, prendendo un caffè con una cara amica che rappresenta una serie di fondi d’investimento, si parlava dell’Italia e di come il nostro paese rappresenti sempre di più, per gli investitori esteri, il paese dal quale trarre spunti e idee per l’innovazione in tutti i settori dell’economia.

Si dissertava sulle grandi opportunità che quotidianamente vengono cogitate da noi e su come, nonostante la evidente genialità delle idee, molto spesso queste non riescano ad essere realizzate e quelle poche che riescono ad affrontare il mercato, sono riuscite nell’impresa solo dopo la cessione di questa idea a gruppi o investitori esteri che, per la classica “manciata di lenticchie”, sono riusciti ad impadronirsi dell’idea, farla propria, investirci e trarne tutti i benefici del caso.

Questa pratica è ormai talmente diffusa che uno dei primissimi fondi per importanza al mondo, vorrebbe costituire, proprio in Italia, un fondo di Venture Capital in grado di finanziare lo start up di queste newCo, portarle a raggiungere la cosiddetta “massa critica” per poi cederle o trasferirle fuori dal nostro paese.

E’ stato naturale riflettere a lungo su quanto brevemente descritto in precedenza e, seppur percependo come positiva l’idea di costituire un fondo di venture capital in grado di supportare le fasi di start up di queste nuove imprese, l’idea che queste, successivamente, possano passar di mano e non essere più italiane o magari non esserlo già dall’inizio, sfruttando solo la nostra capacità d’innovazione, non lascia certamente sereni.

Task Force Management riceve quotidianamente sollecitazioni e richieste di supporto e aiuto da parte di nuovi, potenziali, imprenditori che ci presentano nuove idee e nuovi modelli di business, al fine di trovare una strada che consenta a queste idee di essere migliorate e concretizzate.

Solo in questo momento, noi di TFM, stiamo lavorando sulla messa appunto di almeno 4 progetti di grandissime potenzialità che, in alcuni casi, potremmo definire persino rivoluzionari e per i quali già ci siamo attivati, dopo aver elaborato un adeguato business plan, aver disegnato la mappa ed il percorso da seguire per il successo del progetto, nella ricerca delle risorse finanziarie necessarie allo start up.

Quella della finanza agevolata è una via che già percorriamo da tempo e con buoni risultati, tuttavia non ci sono sempre disponibili misure adeguate ad ogni progetto e questo rende non sempre praticabile questa via ed è per questo che abbiamo, ormai già da tempo, cominciato ad interfacciarci con fondi di Venture capital e/o investitori illuminati in grado di supportare adeguatamente questi progetti, consapevoli del ruolo che avranno nella NewCo, dei ritorni e, soprattutto degli obiettivi della società e degli imprenditori che l’idea l’hanno cogitata, fungendo, noi di Task Force Management, come garanti degli interessi di tutte le parti.

E’ proprio a fronte di quanto descritto che nasce la nostra idea di ITALIA INNOVAZIONE, un programma di accompagnamento alla realizzazione di quelle che oggi si rappresentano solo come buone, spesso ottime idee imprenditoriali ma che senza un supporto adeguato, correrebbero il rischio di non vedere mai la luce.

Vogliamo accompagnare i sogni di uomini ad incontrare uomini che possano condividerli, passando attraverso un’analisi dell’idea ed una sua prima valutazione.

Anche in questa attività, così come in tutte le altre, ci mettiamo tutta la nostra passione per l’innovazione, soprattutto quella che nasce e cresce nel nostro paese.

Contattarci è facile, sarà sufficiente riempire il form di contatto presente sul nostro sito www.taskforcemanagement.it, alla pagina ITALIA INNOVAZIONE, raccontarci un po’ del vostro progetto e al resto penseremo noi…con voi, per voi ed il nostro Paese.

Antonio Maurizio Gaetani

ITALIA INNOVAZIONE

Italia Innovazione è il programma di Task Force Management ideato con il duplice scopo di supportare le start up italiane nella loro attività e di metterle in contatto con possibili clienti e finanziatori.

Con noi le start up possono dedicarsi al loro core business senza doversi preoccupare di tutte quelle attività che distolgono dall'obiettivo e che comunque non possono essere tralasciate senza minacciare la riuscita del progetto

Task Force Management fornisce alle start up aderenti i servizi di supporto all'azienda che esulano dal proprio core business e che sono comunque indispensabili:

  • supporto organizzativo e funzionale;
  • finanza agevolata;
  • ricerca partner's e finanziatori;
  • supporto legale e contabile.

Se sei interessato ad avvalerti dei nostri servizi contattaci alla nostra mail: info@taskforcemanagement.it oppure utilizza il nostro form di contatto

In Evidenza

La Finanza agevolata è uno degli strumenti finanziari a disposizione delle imprese per sostenere investimenti e sviluppare l’attività.

L’Unione europea, lo Stato, le Regioni, le Province, pubblicano bandi pubblici in cui mettono a disposizione risorse finanziarie destinate alle imprese che effettuano investimenti.

In questo senso la Finanza Agevolata è parte integrante dell’economia aziendale, perché aiuta l’impresa a reperire risorse finanziarie a condizioni più vantaggiose.
Un’azienda, infatti, può accedere a più bandi e anzi, pianificando per tempo, può ottenere più agevolazioni per ogni tipo d’investimento.
Ad esempio, un’azienda che accede alle agevolazioni per acquisto macchinari o impianti, può richiedere i contributi per nuove assunzioni o per ottenere delle certificazioni ambientali, utili per garantire lo svolgimento di certi tipi di attività.

Le tipologie di investimento

Il piano di impresa deve contenere elementi circa gli investimenti che si intendono effettuare e per cui si richiede il sostegno dell’agevolazione;
sono infatti ammissibili a finanziamento le spese, al netto dell’IVA, relative all’acquisto di attrezzature e di altri beni materiali e immateriali a utilità pluriennale (investimenti).
  • Investimenti materiali si intendono le macchine necessarie alla produzione del prodotto e che hanno una durata pluriennale, le attrezzature, che sono quelle di piccola dimensione, collegate comunque all’attività, ma con una vita media più breve; l’utensileria ossia tutti quegli attrezzi di piccolo taglio che servono per lo svolgimento dell’attività;
  • Investimenti immateriali si intendono le spese di impianto (studio di fattibilità, progetto esecutivo), costi di ricerca e sviluppo e pubblicità capitalizzabili (cioè relative ad azioni con la ragionevole attesa di effetti duraturi, ad esempio per il lancio di un nuovo prodotto), brevetti e licenze.
  • Contributo in conto capitale: o cosiddetto “a fondo perduto”. E’  calcolato in percentuale delle spese ammissibili.  Non  è prevista restituzione di capitale o pagamento di interessi.
  • Contributo in conto esercizio (gestione): il contributo viene identificato come ricavo e deve essere tassato nel periodo di competenza e per l’intero importo.  E’ un tipo di agevolazione concesso per contribuire alle spese di gestione (personale, pubblicità, viaggi, locazioni immobiliari, oneri finanziari, ecc.).
  • Contributo in conto interessi: si tratta di un contributo che viene concesso quando si stipula di un finanziamento a medio e lungo termine. Il contributo viene erogato direttamente dall’istituto finanziatore, il quale se ne servirà per abbassare il tasso di interesse applicato al finanziamento dell’impresa beneficiaria.
  • Credito agevolato: il finanziamento, se viene erogato, viene concesso esclusivamente a condizioni agevolate. L’agevolazione consiste in un finanziamento a medio/lungo termine con un tasso di interesse inferiore a quello di mercato.
  • Contributo in conto canoni: è paragonabile a un contributo in conto interessi, l’agevolazione (a fondo perduto) è concessa per abbattere il costo di un contratto di locazione finanziaria (leasing) stipulato a costi di mercato.
  • Concessione di garanzia: in alcuni casi l’agevolazione consiste nell’offrire garanzie per finanziamenti a medio e lungo termine che altrimenti l’imprenditore non sarebbe stato in grado di fornire. A questo scopo particolare importanza rivestono i fondi di garanzia normalmente istituiti presso i Consorzi di Garanzia Collettiva Fidi.

TASK FORCE MANAGEMENT è a disposizione per supportare le aziende in tutto il percorso di accesso ai finanziamenti e nella segnalazione delle migliori opportunità. Abbiamo un tasso di approvazione dei progetti presentati superiore all'85%

Il codice della privacy è contenuto nel Testo Unico emanato con il D.lgs. 196/2003. La normativaspecifica obblighi e doveri in materia di protezione dei dati personali come, per esempio, come funziona l’informativa sulla privacy.

Il codice della privacy, in quanto Testo Unico, riordina la disciplina precedente in materia di dati personali riunendola in un’unica formulazione. Il D.lgs 196/2003, in vigore dal 1° gennaio 2004 e reca disposizioni sulla tutela delle persone e di altri soggetti rispetto al trattamento dei dati personali.

La legge sulla privacy coordina le norme precedentemente vigenti, apportando integrazioni per poterne assicurare così una migliore attuazione. Cosa prevede il codice della privacy? Cerchiamo di fornire un breve riassunto su alcuni aspetti di rilevo inclusi nel D.lgs. 196/2003.

Codice della Privacy: cosa prevede?

Al codice della privacy è affidato il compito di far sì che la gestione di dati personali o sensibili da parte di privati o enti pubblici avvenga nel rispetto dei diritti e delle libertà della persona.

Il valore dei diritti posseduti dai cittadini nei confronti delle proprie informazioni personali sono ricordate sin dall’articolo 1 del D.lgs 196/2003, che sancisce come: "Chiunque ha diritto alla protezione dei dati personali che lo riguardano".

Il codice della privacy si pone come obiettivo quello di assicurare ai cittadini un elevato livello di tutela in materia di trattamento dei dati personali. Un esempio in questa direzione può essere fornito dal principio di necessità (art. 3 D.lgs 196/2003) che impone come i sistemi informativi debbano ridurre al minimo l’impiego dei dati personali, favorendo l’ipotesi di un utilizzo di dati anonimi.

Le novità più rilevanti della normativa in questione si registrano in tema di trattamento dei dati personali. Tra le disposizioni del Testo Unico infatti vengono dettagliati i limiti all’interno dei quali è possibile far utilizzo dei dati personali, soprattutto in relazione ai dati sensibili.

Tra i benefici che possiede il cittadino ai sensi del codice sulla privacy si segnalano i diritti su:

  • conoscenza dell’esistenza di dati personali che riguardano l’interessato,
  • conoscenza del fine dell’utilizzo di dati personali,
  • aggiornamento o rettifica dei propri dati,
  • cancellazione dei dati trattati in violazione della legge o che non è necessaria la conservazione.

Il codice della privacy impone inoltre la sottoscrizione, nei casi specificati, dell’informativa sulla privacy (art. 13 del D.lgs. 196/2003). La norma impone infatti come l’interessato debba essere informato (oralmente o per iscritto) su, tra l’altro, finalità, soggetti a cui possono essere comunicati i dati personali, la natura obbligatoria o facoltativa del trattamento.

Codice della Privacy: struttura e composizione

Il codice della privacy è composto da 186 articoli totali che si articolano in 3 parti totali più allegati. La struttura del codice della privacy (il D.lgs. 196/2003) è riassunta dalla seguente tabella:

ParteDenominazioneArticoli
Parte I Disposizioni generali Artt. 1-45
Parte II Disposizioni relative a specifici settori Artt. 46-140
Parte III Tutela dell’interessato e sanzioni Artt. 141-186

Al codice della privacy sono aggiunti anche 3 allegati: il codice di deontologia, il disciplinare tecnico in materia di misure minime di sicurezza e disposizioni in materia di trattamenti non occasionali in ambito giudiziario o per fini di polizia.

TASK FORCE MANAGEMENT è a disposizione per supportare le aziende in tutto il percorso acquisizione della certificazione.

 

Il Ministero dello Sviluppo Economico attraverso la legge n. 181/89 ha stabilito un’articolata disciplina di finanziamenti a fondo perduto atta a favorire le attività economiche imprenditoriali locate nelle aree di crisi sia complesse che non complesse.

Requisito di locazione in aree di crisi: che cosa si intende?

Si distingue tra aree di crisi industriale complessa e non complessa:

  • Complessa: si tratta di determinati territori in evidente recessione economica e con il fattore disoccupazione che ha una forte rilevanza nazionale.
  • Non complessa: queste aree vengono definite dal decreto direttoriale del 19 dicembre 2016, in base alle proposte che le diverse Regioni hanno avanzato.

Più in generale questi territori in crisi, sono caratterizzati da fenomeni occupazionali critici e fallimenti strutturali in settori produttivi talmente impregnati in un determinato tessuto economico locale, che arrivano ad avere un eco nazionale. Inoltre il Mise riconosce delle particolari casistiche di crisi industriali e imprenditoriali. Nello specifico qualora esse abbiano creato un eccesso di capacità produttiva, costi produttivi non equilibrati oppure attività con un impatto gravoso sull’ambiente.

Quali imprese potranno chiedere e ricevere i finanziamenti a fondo perduto del Mise?

Possono fare richiesta per i finanziamenti a fondo perduto del Mise, le piccole, medie e grandi entità economiche nazionali che:

  • non si trovano in difficoltà economica o in liquidazione;
  • aziende costituite da società di capitali.
  • Le aziende richiedenti possono ricevere i finanziamenti a fondo perduto se:
  • Formulano piani di investimenti produttivi che coinvolgono l’acquisto di immobilizzazioni materiali come macchinari, stabilimenti, ecc.
  • Hanno in prospettiva progetti volti a migliorare la propria performance ambientale.
  • Innovano le proprie attività e processi operativi investendo ad esempio, nella formazione del personale, oppure spendendo per consulenze o brevetti.

Nel concreto, quali sono le somme massime finanziabili?

L’entità degli investimenti nei progetti di crescita formulati da parte delle aziende, deve essere almeno di 1,5 milioni di euro. A partire da questa soglia minima l’investimento deve essere poi intrapreso e realizzato entro 3 anni al massimo. L’importo previsto nei piani finanziari dei progetti, vengono sovvenzionati fino al 75 % da parte del Mise.

In cosa consiste l’entità dei finanziamenti a fondo perduto del Mise?

  • finanziamenti a fondo perduto del Mise riguardano una percentuale del 25 % sul totale finanziato. Questa somma deve essere garantita, tramite fondi propri o finanziamenti privati, dall’impresa richiedente.
  • L’altro 50% consiste nell’erogazione di un contributo a condizioni agevolate da rimborsare in 10 anni.

Come procedere alla domanda per i contributi a fondo perduto del Mise?

Visitando il sito web di Invitalia, è possibile individuare i moduli necessari all’inoltro della richiesta. Una volta compilati, la domanda di finanziamento viene presentata attraverso il sito della società.

Inoltre il Mise ha previsto, per le aziende locate in zone già afflitte da calamità sismiche nel 2016, un’erogazione di finanziamenti a fondo perduto e scadenze specificamente definiti. In particolare queste aree in crisi, riguardano le regioni Marche, Abruzzo, Umbria e Lazio.

TASK FORCE MANAGEMENT è a disposizione per supportare le aziende in tutto il percorso di accesso ai finanziamenti e nella segnalazione delle migliori opportunità.

Le nostre attività

Task Force Management accompagna il Comune di Aragona verso una più efficiente gestione del servizio Tributi

Quando si dice fai di necessità virtù. Questo è un "saggio andante" che il Comune siciliano ha fatto immediatamente suo. I trasferimenti dallo stato centrale sono sempre meno? Dovremo, d'ora in avanti, completare l'intero ciclo delle riscossioni? Bene, allora organizziamoci...ma non da soli. E' stato pressapoco questo il ragionamento degli Amministratori nelle persone del Sindaco dott. Salvatore Parello, dell'Assessore al bilancio Giuseppe Attardo e del Responsabile Servizio Tributi, Calogero Alongi che, avendo ben chiare le nuove necessità dell'ente, hanno pensato alla riorganizzazione del servizio e ad affidarsi, per questa che è una vera e propria impresa, ad una società specializzata, la Task Force Management.Così, avendo studiato con attenzione le nuove necessità dell'ente, dopo aver dialogato con tutte le persone che operano tutti i giorni negli uffici dell'ufficio tributi e con la collaborazione di questi si è giunti ad un nuovo modello organizzativo che già da subito ha consentito all'ente di scovare un certo numero di evasori o presunti tali, garantendo così quanto dovuto all'ente.La volontà di rimettere al centro un servizio importante come quello tributi, dice il Sindaco Salvatore Parello, non rappresenta solo l'esigenza dell'ente di ottenere entrate commisurate ai servizi che il Comune eroga, ma la necessità di gestire completamente la gestione dei tributi, ivi compresa la riscossione, per garantire ai cittadini equità e capacità d'ascolto. Nessuno meglio di noi, dice ancora il dott. Parello, può conoscere le reali condizioni dei nostri cittadini e le loro possibilità. Diventa allora necessario affidarsi a strutture capaci, al fine di farci accompagnare verso un modello organizzativo più efficiente e funzionale, in grado di garantire la conoscenza del territorio, una equa distribuzione dei servizi e del carico fiscale e, soprattutto un dialogo collaborativo fra ente e cittadini. 

Il Comune di Aragona gioca al ribasso con le tariffe del servizio idrico

L’Amministrazione comunale chiude l’era delle esternalizzazioni della gestione e il calcolo del servizio idrico, riorganizzando il servizio tributi, l’erogazione e la tariffazione dello stesso. Il risultato? Tariffe più basse per i suoi cittadini.

Non esiste, nella Pubblica Amministrazione, stagione senza polemica e contraddittorio ma ben venga la polemica se questa non risulta poi essere sterile e cieca. La polemica degli ultimi mesi nel Comune di Aragona, ha avuto come oggetto le attività di riorganizzazione del servizio tributi, una delle prime interfacce, non la più piacevole, con i cittadini.

L’attuale Amministrazione aragonese, con a capo il Sindaco Parello e l’Assessore Attardo , ha infatti voluto intervenire concretamente sulla riorganizzazione del servizio tributi, affidandosi ad una società di consulenza per ridisegnare il modello organizzativo e rivisitare la logica della gestione anche delle tariffe.

L’operazione si è ritenuta necessaria per una molteplicità di motivi fra i quali il divincolarsi definitivamente dalla vecchia abitudine di affidare a terzi non solo la gestione ma anche la riscossione dei tributi e delle tariffe del Comune.

Questa attività non è certo stata accolta con entusiasmo da tutti nel consiglio ma, al termine di una prima fase di interventi, ecco venir fuori i primi risultati, tutti a vantaggio dei cittadini e dei conti dell’ente.

E’, infatti, proprio di questi giorni la decisione dell’amministrazione di emettere le prime due rate del canone del servizio idrico per il 2017 , anziché le canoniche quattro, calcolate sulla base delle tariffe degli anni precedenti. I motivi che hanno permesso al responsabile del Servizio Tributi, Geom. Alongi, stanno tutti nell’attività di riorganizzazione del suo servizio. Attività questa che ha consentito soprattutto di portare alla luce l’evasione della tariffa, la migliore gestione del servizio e quindi la possibilità, con le seconde due rate del canone, di abbassare notevolmente la richiesta economica e rendere economicamente più efficiente la gestione del servizio. 

Un'altra occasione per promuovere l'economia italiana e gli investimenti sul nostro paese ci viene concessa dal Governo del Qatar. In occasione della 17° Doha Forum, che si svolgerà a Doha (Qatar) il 14 e il 15 maggio 2017, il Presidente di Task Force Management, Antonio Maurizio Gaetani, è stato invitato fra i relatori per parlare in merito al futuro degli accordi commerciali internazionali alla luce delle ormai più che ventilate misure restrittive annunciate dagli U.S.A. 

"The future of international trade agreements and investment" è infatti la sessione che vedrà TFM fra i protagonisti nel Forum, che avrà come tema principale "Development, Stability and Refugee Crisis" (Lo sviluppo, la stabilità e la crisi dei rifugiati).

Sarà una nuva ed importante occasione per far conoscere a potenziali investitori e partner commerciali, la vivacità e le grandi capacità delle nostre aziende e della nostra economia che, nonostante le criticità italiane, hanno chiuso il 2016 con un + 57 miliardi di euro di esportazioni, segno questo della grande laboriosità e capacità di adattamento delle nostre imprese.

L'intervento si articolerà su diversi punti  che descriveranno il futuro dell'Italia attraverso le possibili misure restrittive, la lenta crescita della sua economia e il valore delle sue antiche e particolari tradizioni economiche.

Si parlerà dei punti di forza dell’economia italiana e delle sue imprese che hanno avuto la capacità di capitalezzare la tradizione produttiva e di conoscenza del nostro paese, dei nostri distretti industriali che sono i custodi di queste tradizioni ma, allo stesso tempo, grandi ed eccellenti fucine di innovazione e ricerca, dei risultati, forse inaspettati, delle nostro export, di come le aziende italiane affronteranno le eventuali misure restrittive ai rapporti di libero scambio, misure che potrebbero riportare l'Italia sulle fasce di mercato che più ci appartengono e, infine, di come oggi sia assolutamente lungimirante investire non solo in Italia ma, e soprattutto, "sull'Italia".

A poco meno di tre mesi dall'intervento di Task Force Management, dopo la presentazione del nuovo piano industriale del marchio R7 Supermercati a Banche, fornitori e mercato, viene presentato il nuovo piano di rilancio della catena di supermercati agrigentina.

Un annuncio che in tanti aspettavano e che tende a rompere le attuai logiche di mercato per puntare su un'economicità dell'offerta ma basata su prodotti di qualità e un forte intervento nel sociale.

Questi i temi che verranno trattati in occasione della conferenza stampa di venerdì 25 maggio p.v. 

Si apre sotto i migliori auspici e con nuove conferme questo nuovo anno e non poteva certo iniziare meglio per noi.

Il Gruppo Editoriale Il Sole 24 Ore ha infatti voluto Task Force Management S.r.l. al suo fianco per lo studio di nuovi progetti, l'attuazione degli stessi e per alcuni interventi di riorganizzazione al suo interno.

Un impegno questo che ci vedrà entusiasticamente concentrati e che per noi è la conferma sulla correttezza della strada intrapresa, che è poi l'unica che conosciamo e che si traduce con la messa in campo di competenze interdisciplinari utili al supporto di ogni singolo comparto aziendale, di singole strategie di sviluppo, di riposizionamenti dell'offerta, revisione dei processi di gestione finanziaria e molto altro ancora, che le aziende  nostre clienti manifestano, con il nostro aiuto, voler organizzare.

Essere chiamati a supporto dell'attuazione dei progetti di un marchio così importante qual'è quello de "Il Sole 24 Ore" è decisamente motivo di orgoglio e ci responsabilizza ad un impegno assoluto, così com'è nostra abitudine fare, per raggiungere gli obiettivi condivisi con il nostro nuovo ed importante cliente.

Riteniamo che questo nuovo incarico sia, anche per i nostri clienti, la conferma del buon lavoro svolto fino ad oggi, nonchè un concreto riconoscimento di serietà e professionalità di tutta la nostra struttura.

Buon 2019 a tutti allora e che sia per tutti un anno di successi e di crescita.

A.M.G.

Notizie

Le imprese italiane continuano a sentire tutto il peso della crisi economica. Lo percepisce chi si trova di fronte una sfilza di capannoni in disuso e abbandonati, lo sanno bene le famiglie dei lavoratori delle aziende che chiudono, lo confermano ora i dati del rapporto Istat 2016 “Noi Italia”. Il registro imprese italiane segna un drastico calo rispetto ai livelli pre crisi, quando ogni 1000 abitanti vi erano in media oltre 66 imprese. Nel 2013 le imprese erano poco più di 62, con un pesante -1,6 rispetto all’anno precedente.

Come testimonia l’annuncio del gruppo Maserati dell'8 aprile 2016, per gli stabilimenti di Modena, le imprese italiane chiudono ad un ritmo sempre crescente (8,5% è il tasso di mortalità registrato dall’Istat, +1% rispetto al 2007), e a poco serve il crescente turn over lordo (15,6% nel 2013) con continue riaperture, sintomo di un sistema economico ancora dinamico: troppe aziende non ce la fanno a ripartire e a resistere nei rispettivi mercati di competenza.

Il tasso di sopravvivenza a cinque anni delle imprese torna così a scendere, con una inversione di tendenza rispetto ai timidi segnali di crescita del 2012. Per le imprese italiane una condizione di instabilità che dura ormai da oltre un lustro e che investe tutte le regioni, ma che si presenta con particolare gravità nel Mezzogiorno, dove il tasso di mortalità e natalità delle imprese è di gran lunga superiore al Nord-Est.

Eppure, ad un primo confronto con i dati degli altri Paesi europei, il tessuto produttivo italiano sembrerebbe aver risentito poco della crisi, con una quantità di imprese per 1000 abitanti superiore alla media UE (62,2 contro 44,6). L’Italia si conferma ai primi posti per densità di imprese, superata solo da cinque Stati (Repubblica Ceca, Portogallo, Slovacchia, Svezia e Grecia) e a distanza siderale da economie senza dubbio meno in crisi come quelle di Regno Unito e Germania, la cui densità di attività produttive non arriva a 28 per mille abitanti.

L’italiano imprenditore di sé stesso

Il dato Istat relativo al numero di imprese, evidentemente, non dice tutto sullo stato di salute delle economie nazionali. Contano molto anche le dimensioni e la competitività delle imprese, e in questi campi le difficoltà del sistema Italia emergono tutte.

La caratteristica maggiore del sistema produttivo italiano è la sua alta frammentazione in tante piccole e micro imprese, in molti casi individuali. Le imprese italiane hanno una dimensione media di 3,8 addetti, molto più bassa della media dei 28 Stati dell’Unione Europea (5,9) e di gran lunga inferiore a quella di Regno Unito (10,2) e Germania (12,1). In altre parole, negli altri Paesi europei le imprese sono mediamente più grandi mentre in Italia, da sempre patria delle piccole imprese, il tessuto produttivo è polverizzato e affidato a tante imprese micro, se non del tutto individuali.
La realtà è che per resistere alla crisi e far fronte alle difficoltà del mondo del lavoro, molti italiani si inventano imprenditori, spesso semplicemente di loro stessi. Il rapporto Istat conferma che in Europa abbiamo il sistema economico con il più alto tasso di imprenditorialità (30,2%), secondo soltanto a quello della Grecia, a fronte di una media europea di lavoratori indipendenti di 13,7 sul totale dei lavoratori e di paesi come il Regno Unito che ne hanno poco più di quattro.

Una vocazione imprenditoriale storicamente radicata nel Sud del Paese ma che ormai si sta diffondendo in tutte le regioni, di pari passo con la chiusura di molte aziende. Se nel Mezzogiorno il tasso di imprenditorialità è del 38% con una dimensione media di 2,8 addetti per azienda, nel Centro-Nord la propensione all’imprenditorialità tocca ormai il 28,2% con 4,3 addetti per azienda.
Il panorama delle attività dell’intero sistema produttivo è dunque dominato da micro imprese, operanti soprattutto nel settore dei servizi: è qui che trova spazio dappertutto una buona metà del totale degli occupati italiani. Soltanto nel Nord-Ovest la grande industria sembra resistere, per il momento. A molte aziende, per salvarsi, non resta che aggrapparsi alle peculiarità del territorio.

Le imprese italiane perdono competitività

Il grosso deficit che sconta un sistema produttivo polverizzato come quello italiano è la sua competitività. Nonostante la crisi sia generalizzata, l’Italia non riesce a tenere il passo con gli altri Paesi e le nostre imprese continuano ad essere in forte sofferenza, con una perdita di competitività di circa il 7% rispetto al 2001 e un’inversione di tendenza dopo il recupero del biennio 2010-2011.

Nella graduatoria della competitività di costo delle economie nazionali europee l’Italia occupa la terzultima posizione. Per ogni 100 euro di costo del lavoro unitario le imprese italiane riescono a produrre meno di 125 euro di valore aggiunto, rispetto a una media europea di quasi 143 euro e ai valori aggiunti intorno ai 200 euro di imprese come quelle irlandesi (208 euro) agevolate da una pressione fiscale moderata o come quelle dell’est Europa (205 euro il valore aggiunto delle imprese in Romania) avvantaggiate da un minor costo del lavoro unitario.

Nel desolante panorama produttivo italiano, chi se la passa peggio anche in termini di competitività sono ancora una volta le imprese del Mezzogiorno, e in genere le aziende del settore delle costruzioni.

Per le imprese italiane poca spesa in Ricerca & Sviluppo

Una delle ragioni della sofferenza delle imprese italiane, che appaiono incapaci di uscire dalla crisi economica e ripartire, può essere ricercata nelle scarse risorse che in Italia vengono impegnate per ricerca e sviluppo.

Nel 2013 la spesa italiana complessiva per R&S è aumentata sia in termini assoluti sia in rapporto al Pil (1,31%), ma resta inferiore ai livelli di spesa media dei Paesi europei (2%) e abbondantemente al di sotto a quella dei Paesi con economie più avanzate, come la Germania che spende in R&S il 2,8 del Pil nazionale o alcuni Paesi scandinavi che arrivano al record di 3,3 punti percentuali. L’Italia resta a distanze siderali non solo dal target europeo del 3%, ma anche dagli obiettivi nazionali che vorrebbero uno sforamento del punto e mezzo percentuale entro il 2020.
In Italia gli addetti alla R&S sono meno di 250 mila ossia poco più di 4 ogni mille abitanti (in unità equivalenti a tempo pieno), concentrati però in maniera quasi esclusiva nel Nord del Paese, e senza una seria politica di investimenti in questo settore diventa sempre più difficile immaginare un rilancio futuro.

Persino nella formazione rimaniamo indietro rispetto agli altri Paesi europei: i laureati con un titolo in discipline tecnico-scientifiche in Italia sono 13,5 ogni mille residenti tra i 20 e i 29 anni, a fronte di una media europea di oltre 17 laureati e degli alti valori di Paesi come Regno Unito (23 laureati) e Francia (22,5 laureati).

I Fondi Immobiliari Chiusi: Cosa sono

I Fondi Immobiliari Chiusi sono una opportunità di investimento attraente grazie alle ricche cedole che distribuiscono. Ma come funzionano, qual è la loro convenienza e quali insidie nascondono?

I Fondi immobiliari sono organismi collettivi di investimento, al pari dei tradizionali fondi di investimento che già conosciamo. Le differenze tra i prodotti tradizionali e quelli “legati al mattone” sono due:

  • il portafoglio investimenti che, nel caso in esame, è rappresentato da immobili e non da strumenti finanziari
  • il fatto che si tratta di prodotti “chiusi”.

Vediamo che significa. Quando si sottoscrive un fondo, la banca che lo vende chiede alla società di gestione l’emissione di nuove “quote” che vanno ad aggiungersi a quelle già in circolazione. Viceversa, quando si chiede il rimborso delle quote in nostro possesso il numero delle stesse in circolazione si riduce, il patrimonio del fondo si contrae, e la società di gestione paga il valore di mercato delle quote.

I fondi tradizionali sono detti “aperti” perché il loro capitale è variabile e dipende dall’ingresso o dall’uscita di nuovi partecipanti. Ad ogni ingresso segue l’emissione di nuove quote ed il patrimonio del fondo cresce in modo corrispondente. Ad ogni richiesta di rimborso accade il contrario: il patrimonio scende e si riduce il numero di quote in circolazione.

Il valore al quale le quote vengono emesse/rimborsate è il NAV, che rappresenta il valore di mercato del portafoglio sottostante. Nei fondi chiusi le cose vanno diversamente. Il numero di quote in circolazione è costante, il rimborso avviene cedendo le stesse sul mercato, mentre il capitale del fondo resta stabile fino alla scadenza, quando si procederà alla vendita del patrimonio ed alla sua distribuzione tra i partecipanti.

Il motivo per cui i fondi chiusi piacciono così tanto sta nelle cedole periodiche che distribuiscono, e che in apparenza li rendono competitivi con altre forme di investimento.

I Fondi Immobiliari: come funzionano

Il funzionamento dei fondi immobiliari chiusi è molto semplice. Essi ‘partono’ con un capitale raccolto dagli investitori e procedono all’investimento dello stesso in immobili. A volte il fondo ha già un patrimonio immobiliare che viene conferito da un ente che vuole monetizzarlo attraverso la suddivisione dello stesso tra tanti soggetti diversi (fondi ad apporto).

A fronte della prima sottoscrizione del fondo gli investitori ricevono delle quote. In questa fase, e solo in questa, i fondi immobiliari chiusi si comportano a tutti gli effetti come i fondi aperti. La differenza viene dopo.

Una volta che le quote sono emesse il loro numero resterà costante per tutta la durata di vita del fondo. Chi vuole monetizzare il proprio investimento dovrà vendere le proprie quote sul mercato ad un altro investitore che vorrà entrare nel fondo stesso. Questo fa sì che il prezzo di mercato rifletta la domanda e l’offerta e non il valore effettivo del patrimonio immobiliare sottostante (NAV).

La convenienza dei fondi immobiliari

Molto spesso la quotazione dei fondi immobiliari è a sconto rispetto al NAV. In altre parole il prezzo per ogni quota è inferiore al valore teorico della stessa. Si può controllare il NAV di ogni fondo immobiliare sul sole 24 ore del sabato, all’interno del supplemento Plus.

La convenienza dei fondi immobiliari, però, non deve basarsi solo sullo sconto del prezzo rispetto al NAV; il NAV, a differenza dei fondi aperti, è solo teorico. Il mercato immobiliare è poco liquido ed ad una quotazione teorica di un immobile non sempre corrisponde la possibilità effettiva di ricavare quel prezzo attraverso la vendita dello stesso;

Ma tutto questo spesso passa in secondo piano in nome delle cedole che i fondi immobiliari distribuiscono e che corrispondono ai proventi incassati dagli affitti. Esse sono elevate, ma non sempre sufficienti a compensare la possibile perdita in conto capitale derivante da una svalutazione del valore quota sul mercato. La via di uscita, per non incorrere perdite, potrebbe essere quella di tenere le quote dei fondi immobiliari fino alla loro scadenza, per rivalersi sul NAV, ma neppure in questo caso puoi essere certo che il NAV equivarrà al valore effettivamente incassato dal fondo.

I costi dei fondi immobiliari

Dal punto di vista degli oneri, i costi che gravano sui fondi immobiliari sono inferiori a quelli dei tradizionali fondi di investimento. La similitudine vale solo per chi sottoscrive le quote al momento dell’emissione, perché chi subentra in un secondo momento lo fa comprando le stesse sul mercato. I costi pagati sono quindi pari a quelli che si sosterrebbero se si comprassero delle “comuni” azioni.

I fondi immobiliari chiusi sono meno costosi dei fondi aperti che investono in strumenti finanziari. A fronte di ciò, tuttavia, dobbiamo tener presente alcune cose:

  • essi sono meno liquidi, nel senso che il valore quota oscilla parecchio nel tempo
  • la scadenza dei fondi immobiliari chiusi non è breve ed è previsto un ulteriore allungamento della stessa fino a tre anni in caso di problemi con la vendita del patrimonio
  • le cedole pagate sono di solito alte, ma il capitale investito rischia di restare immobilizzato per un periodo di tempo lungo.

I fondi immobiliari chiusi sono solo una delle otto asset classi in cui puoi investire i tuoi soldi.

Fonte: segretibancari.com

Se il risparmio è virtuoso il bilancio ride e ride anche il bilancio sociale

Taglio dei costi, necessità di finanza per nuovi progetti di sviluppo, solidarietà. Questi sono i temi che quotidianamente si trattano in azienda, temi questi che troppo spesso tolgono il sonno all’imprenditore e al management. Tutto questo Andrea Garbini lo sa molto bene e lo sa da sempre.

Andrea, figlio di imprenditori, è cresciuto in azienda, fra questi argomenti e li conosce talmente bene che ben tredici anni fa, quando i suoi genitori decisero di cedere la loro azienda, lui decise di mettere a disposizione le sue competenze ad altre aziende. Nasce così la Garbini consulting S.r.l. una società che da subito fissa obiettivi e modalità per poterli conseguire.

Gli obiettivi sono chiari e raggiungibili e riguardano il risparmio nel procurement delle aziende e le modalità operative ed economiche per affidare a questa azienda l’intero processo acquisti dell’organizzazione è molto semplice, così dice Andrea Garbini, “noi guadagniamo se i nostri clienti risparmiano”

La Garbini consulting ha cominciato così a farsi conoscere e soprattutto apprezzare, portando vantaggi veri e tangibili ai propri clienti.

Va bene, direte voi, ma il sociale cosa c’entra in tutto questo?

La Garbini Consulting srl ha creato nel 2010 il progetto RISPARMIO VIRTUSO, un progetto questo che nasce dalla voglia di unire, di fare meglio e di più per tutti.

Risparmio Virtuoso, infatti, si prefigge l’obiettivo di produrre un Risparmio che risparmia l'Ambiente, ottimizza le risorse, aiuta a vivere meglio e a creare un futuro sostenibile. Risparmio virtuoso, ci racconta Garbini, è un circolo virtuoso fra persone e aziende, fatto di relazioni e conoscenze, nato per realizzare nuove opportunità, vantaggi e benefici per noi stessi e per gli altri. Queste sono le volontà che uniscono noi e i nostri clienti e che ci spingono a riflettere e ad agire al di là dei nostri bisogni quotidiani.

Abbiamo compreso, dice ancora Garbini, che economizzando sugli acquisti si ottimizzano le risorse, si produce risparmio e si aiuta a vivere meglio l'impresa, oltre che a realizzare i sogni di chi è meno fortunato di noi.

Garbini consulting, infatti, grazie al suo progetto “Risparmio Virtuoso”, da anni sostiene liberamente l'opera dell'Istituto musicale 'Magnificat' di Gerusalemme, un esempio di civiltà e di pace, per tanti giovani di etnie e religioni diverse, uniti dall'amore per la musica.

Già quanto fino a qui descritto farebbe di “Risparmio Virtuoso” un progetto da conoscere e un esempio da seguire ma non basta e Andrea Garbini prosegue nel suo racconto: “Abbiamo da sempre considerato, nella scelta dei nostri fornitori, l’impatto delle loro produzioni sull’ambiente ma abbiamo voluto dare un contributo più concreto sulla salvaguardia dello stesso e così ci siamo dati da fare per tenere pulite le nostre città. Abbiamo così iniziato, con l’aiuto di diversi volontari, la raccolta dei rifiuti in città come  Padova, Civitanova Marche, Ancona e ora la raccolta arriva a Roma. Riteniamo, conclude Garbini che questo potrà sicuramente sensibilizzare le persone e  rendere più confortevole un ambiente per viverlo al meglio.  Con l’aiuto dei nostri operatori ecologici,saranno differenziati i rifiuti:  carta, plastica, vetro etc.. usando le manine ecologiche. I rifiuti verranno messi nei sacchi che poi verranno portati negli appositi contenitori di raccolta posti in zona.”

Allora diamo il via al “Risparmio Virtuoso”, un modo questo per migliorare le performance economiche e finanziarie dell’azienda, aiutare il pianeta e offrire un contributo concreto a chi questo mondo dovrà affrontarlo e, si spera, renderlo migliore.

Digitalizzazione Pa, pronto il portale per i servizi online - Il Sole 24 Ore

Dalla richiesta di un certificato al controllo dei tributi fino al pagamento di una multa. Da oggi tutte le Pubbliche amministrazioni italiane - dal ministero giù fino al più piccolo Comune - possono attivare nel giro di un paio di mesi servizi on line per i cittadini che potranno acce...

Dalla richiesta di un certificato al controllo dei tributi fino al pagamento di una multa. Da oggi tutte le Pubbliche amministrazioni italiane - dal ministero giù fino al più piccolo Comune - possono attivare nel giro di un paio di mesi servizi on line per i cittadini che potranno accedervi anche con una app attraverso il proprio smartphone. Il tutto senza dover passare attraverso il corollario burocratico fatto di gare, aggiudicazioni e il rischio sempre possibile di ricorsi.

Nei giorni scorsi è stato infatti sottoscritto il contratto quadro relativo al Sistema pubblico di connettività (Spc) «Cloud» - il cosiddetto «Lotto 4» che completa il programma Spc - tra il raggruppamento temporaneo d’imprese (composto da Almaviva, in qualità di mandataria, Almawave, Indra e PwC) e Consip. L’obiettivo è la realizzazione dei portali e servizi online per un valore di 450 milioni di euro in 5 anni. Il nuovo progetto consentirà lo sviluppo di siti e applicazioni web per semplificare la comunicazione tra cittadini, imprese e Pubbiche amministrazioni. Per quest’ultime basterà aderire al contratto quadro (le modalità sono descritte sul portale attivo da oggi: www.spclotto4.it) presentando un piano dei fabbisogni che permetterà entro due mesi di attivare un portale di servizi al cittadino (con relativa app per accesso mobile). Con vantaggi legati alla riduzione dei costi, all’eliminazione delle duplicazioni dei format e all’interoperabilità dei sistemi già integrati con la Spid e PagoPa. E senza distinzioni per i piccoli Comuni che alla pari delle grandi città potranno attivare in poche settimane il proprio portale. I servizi on line riguarderanno settori nevralgici come l’anagrafe (certificati, residenza, stato civile, ecc.), ma anche le biglietterie on line dei musei o il controllo dei tributi fino alla visualizzazione dei verbali delle multe e il loro relativo pagamento. Ma sarà possibile anche accedere al fascicolo digitale del cittadino e a quello sanitario elettronico oppure interagire con i Cup, i Centri unici per la prenotazione unificata delle prestazioni fino alla gestione de i progetti di telemedicina (servizi di diagnosi e della consulenza medica a distanza, costante monitoraggio di parametri vitali).

«Uno dei fattori positivi di questo programma è la combinazione degli obiettivi previsti dal Lotto 4 con quello precedente de Lotto 3, dedicato a interoperabilità, open data e big data che favorisce l’attuazione dell’Agenda digitale nella pubblica amministrazione e che è stato aggiudicato sempre dallo stesso raggruppamento di imprese», avverte Antonio Amati, direttore generale divisione It Almaviva. Che segnala come l’accordo sia obbligatorio per le amministrazioni centrali che vogliono attivare servizi on line e solo facoltativo per quelle locali. «Ma si tratta per tutti di una modalità vantaggiosa perché già pronta e che consente - spiega Amati - di sfruttare a pieno i fondi Pon e Por senza dovere effettuare nuove gare e rischiare così di perdere in questo modo altro tempo per l’impiego dei fondi».

MARTEDÍ 08 AGOSTO 2017

L'internet of things nell'ambito della smart city. ​L’intervista di Giorgia De Bernardi (Osservatorio PoliMI) a InnovaTiVi​ (L’intervista di Giorgia De Bernardi (Osservatorio PoliMI) a InnovaTiVi​)

Giorgia De Bernardi, ricercatrice dell’Osservatorio Internet of Things, in un intervista rilasciata alla web tv di FORUM PA 2017, ha evidenziato le principali barriere che hanno rallentato o addirittura impedito l'avvio di un progetto smart city.

L'internet of things nell'ambito della smart city. ​L’intervista di Giorgia De Bernardi (Osservatorio PoliMI) a InnovaTiVi​

Negli ultimi tre anni l'internet of things si è imposta come una delle tecnologie predominanti nella smart city, utilizzata in almeno 74 progetti su 100 tra quelli avviati dai comuni d’Italia e questa percentuale cresce al crescere della dimensione dei comuni. Un dato rilevato dall’Osservatorio IoT del Politecnico di Milano che ha realizzato un quadro applicativo dei progetti smart city avviati dai comuni con almeno 15mila abitanti: il 38% dei comuni ha dichiarato di aver realizzato un progetto di gestione del traffico, mentre il 37% ha dichiarato di aver avviato un progetto di illuminazione intelligente.

In linea con il rafforzamento della dimensione urbana e l’impatto che lo sviluppo delle città potrebbe avere a livello ambientale e sociale, il tema dell'internet of things attira moltissimi finanziamenti europei, solo Horizon 2020 prevede oltre 85 miliardi di euro nel quadro 2014-2020. Nonostante tutto, sono emerse delle criticità che hanno rallentato la realizzazione di progetti smart city. Giorgia De Bernardi, ricercatrice dell’Osservatorio IoT, in un intervista rilasciata alla web tv di FORUM PA 2017, ha evidenziato i principali problemi riscontrati, come le scarse risorse finanziarie, la mancanza di competenze e la questione della governance.

Basterebbero delle linee guida da seguire a livello nazionale o delle attività di formazione mirate a livello locale per l'empowerment e lo sviluppo di competenze. Basterebbe ricorrere al modello del partenariato pubblico-privato, alle Energy Service Company, anche chiamate ESCo, per la realizzazione di investimenti iniziali.

 Link: http://www.forumpa.it/smart-city/linternet-of-things-nellambito-della-smart-city-lintervista-di-giorgia-de-bernardi-osservatorio-pol

Nei prossimi anni le piccole e medie imprese investiranno tanto in software e servizi, lo dice IDC, ma l’hardware farà ancora la parte del leone

La Digital Transformation non riguarda esclusivamente le grandi aziende, ma già oggi e ancora di più in futuro sarà cavalcata anche dalle piccole e medie imprese in un processo evolutivo complesso quanto indispensabile. Le PMI da un lato si sono accorte dei cambiamenti di mercato e dall’altro si sono trovate a lavorare con davanti lo spettro della crisi economica.

Per questo hanno bisogno di partner affidabili, e si stanno muovendo con investimenti in ambito mobility, cloud, Big Data e sicurezza. Il 67 per cento di esse considera le soluzioni e i servizi mobile come essenziali per l’attività interna e il rapporto con i clienti ma, soprattutto, il 63 percento delle medie imprese e il 23 percento delle piccole stanno implementando applicazioni di business intelligence e le stanno innestando nei loro processi.

Non mancano alcune criticità certo, per esempio quella legata alla necessità di cambiamento che però deve sempre conciliarsi con l’adozione di tecnologie semplici e aperte. Lo dice il 61 percento delle Pmi, secondo studi di settore e allo stesso tempo gli studi dicono anche che nessuna vuole spendere più di quanto non sia realmente indispensabile, perché la trasformazione digitale deve essere, ma deve essere economa.

Uno studio The Nines Observer sottolinea come il costo di downtime per una PMI sia di circa 7900 dollari al minuto, ma allo stesso tempo la soluzione per evitarlo deve essere conveniente perché riduzione di costi e spese sono le voci che più importano.

Si aggiungono a queste considerazioni i dati di IDC che segnala come le PMI investiranno da qui al 2020 moltissimo in software e servizi, anche se la voce di spesa maggiore, complessivamente riguarderà soprattutto l’hardware. Parliamo di imprese sempre sotto i mille dipendenti che vedranno lievitare il budget IT da 564 miliardi di dollari come era nel 2016, fino a raggiungere i 668 miliardi nel 2020 con un incremento del 4,2 percento annuo.

Il segmento hardware, dicevamo, crescerà meno rispetto a software e servizi IT, fino a lasciarsi superare, ma solo nel 2020. Più lenta la crescita dei servizi IT in senso stretto.

Così IDC prevede che, nell’arco di circa cinque anni presi in esame, il budget ITsarà ripartito per il 38 percento a consumo delle medie aziende (tra i 100 e i 499) mentre le imprese più grandi (ma sotto i mille dipendenti) e quelle più piccole (tra 1 e 99 dipendenti) si divideranno i consumi di spesa IT per il rimanente 62 percento.

A cavalcare in prima battuta la Digital Transformation delle PMI saranno ancora le aziende statunitensi (circa il 30 percento sul totale del giro di affari è attribuibile a loro), tuttavia sappiamo come le piccole e medie imprese siano il tessuto vivo dell’economia europea, un mercato troppo grande e significativo per non rimanere coinvolto, ma ancora in piena transizione al digitale a cui al momento sono attribuibili circa 154 miliardi di dollari per la spesa IT.

Le PMI del nostro continente sono già consapevoli del lavoro intenso cui sono chiamate, sensibili all’adozione di tecnologie innovative come Internet Of Things, robotica, sistemi cognitivi e di machine learning, Intelligenza artificiale e alla stampa 3D. Dovranno però “internazionalizzarsi”, e per farlo servirà lasciare e fare crescere competenze digitali adeguate di cui ora c’è già una grande domanda, con relativa poca offerta, soprattutto nei mercati verticali.

L’investimento in software di queste aziende sarà dedicato prevalentemente alle applicazioni enterprise ERM (Enterprise Resource Management), CRM (Customer Relationship Management) e ERP (Enterprise Resource Planning), con una forte domanda di servizi in outsourcing per la gestione delle applicazioni, e delle infrastrutture e in generale per i processi di business.

Tra le previsioni salienti di IDC sono interessanti da citare quella per cui entro il 2018, Microsoft Office 365 sarà adottato da oltre il 50 percento delle aziende in cammino su questo percorso di trasformazione, ed entro il 2019 il 70 percento dei brand avrà implementato sistemi di intelligence cognitivi e basati su AI, con circa il 60 percento delle PMI nei settori del manufacturing e dei trasporti che avranno scelto almeno una tecnologia Internet Of Things entro la fine del 2018.

Resta fisso un dato che riguarda lo shift da una spesa meramente basata sull’hardware a una spesa IT basata su software e servizi. E’ la direzione dettata anche dall’evoluzione verso il Cloud 2.0 in cui i servizi saranno sempre più distribuiti, dovranno essere affidabili, intelligenti e ad alta densità, con le aziende sempre più orientate verso architetture multi cloud (circa l’85 percento entro il 2018).

Gli attuali maggiori leader nel campo dell'Intelligenza Artificiale e della robotica, fra cui spiccano i nomi di Elon Musk e Mustafa Suleyman (di Google DeepMind), hanno contattato le Nazioni Unite per promuovere il ban delle armi autonome, note anche come "robot killer". Nella petizione il gruppo sottolinea che grazie alle evoluzioni tecnologie degli ultimi anni lo sviluppo di questi prodotti potrebbe contribuire all'esecuzione di una terza rivoluzione nelle scienze belliche, dopo quelle legate all'invenzione della polvere da sparo e a quella delle armi nucleari.

"Una volta sviluppate le armi autonome permetteranno conflitti armati di scala ben più ampia rispetto ad oggi, e con velocità più veloci di quelle che l'uomo può comprendere", hanno scritto i firmatari. "Possono essere armi di terrore, armi che despoti e terroristi utilizzeranno contro le popolazioni innocenti, e armi che possono essere manipolate per comportarsi in modalità poco desiderabili". Pubblicata poco prima della International Joint Conference on Artificial Intelligence (IJCAI) la lettera è firmata dai fondatori di 116 leader di società che si occupano di Intelligenza Artificiale provenienti da 26 nazioni differenti. 

L'obiettivo del testo è di sensibilizzare le Nazioni Unite affinché vengano iniziati i dialoghi per proporre un divieto globale sullo sviluppo della cosiddetta IA Killer. Ad oggi hanno dichiarato la volontà di partecipare al dibattito 123 (su 193) nazioni. Gli esperti vogliono spostare l'argomento di discussione sul fatto che le armi autonome che uccidono senza l'intervento dell'essere umano sono "moralmente sbagliato", ma potrebbero divenire la prassi per mezzo dei passi che sta compiendo in questi giorni l'evoluzione tecnologica in termini di intelligenza artificiale.

L'uso di queste armi dovrebbe essere regolato dalla Convention on Certain Conventional Weapons (CCW) del 1983 (che oggi include norme sul divieto d'uso di mine, bombe incendiarie e armi chimiche). I firmatari parlano anche di necessità di agire con urgenza: "Non si tratta di uno scenario ipotetico, ma di una preoccupazione reale e pressante che ha bisogno di un'azione immediata", ha dichiarato Ryan Gariepy, fondatore di Clearpath Robotics. "Non dovremmo perdere di vista il fatto che, a differenza di altre potenziali manifestazioni della IA che rimangono nel regno della fantascienza, i sistemi di armi autonome sono in via di sviluppo proprio adesso e hanno un grande potenziale di distruzione, sia nei confronti di persone innocenti che della stabilità globale".

Le principali potenze belliche che stanno sviluppando questo tipo di tecnologie sono USA, Cina, Russia e Israele. Alcuni sistemi sono già stati utilizzati sul campo, come le torrette di confine autonome sviluppate dalla sudcoreana Dodaam Systems. Queste torrette adottano dei mitragliatori capaci di identificare e sparare su bersagli senza alcun intervento umano (necessitano solo dell'ok per sferrare il colpo letale). Chi spinge verso l'uso di armi autonome, però, sostiene che queste tecnologie siano in grado di ridurre le morti sul campo di battaglia, con la possibilità di individuare soldati e combattenti in maniera più precisa rispetto agli esseri umani.

Dall'altra parte però c'è chi intuisce che queste armi potranno essere utilizzate con una grande frequenza, prendendo come riferimento gli attacchi via drone organizzati dagli Stati Uniti nelle campagne di bombardamento persistenti in Medio Oriente. Al momento in cui scriviamo, tuttavia, sembrano poche le nazioni disposte a rallentare lo sviluppo di queste tecnologie, con gli Stati Uniti che addirittura avrebbero richiesto un aumento negli investimenti in modo da rimanere "in vantaggio rispetto agli avversari".

Ed è proprio questa situazione che gli esperti di Intelligenza Artificiale vogliono evitare in ogni modo, soprattutto al fine di sfruttare le tecnologie autonome negli ambiti pacifici e civili: "Non abbiamo molto tempo per agire", sottolinea infine la lettera firmata da Elon Musk e altri colleghi in materia. "Una volta che il vaso di Pandora viene aperto sarà difficile da chiudere".

Fonte: http://pro.hwupgrade.it/news/scienza-tecnologia/elon-musk-e-altri-esperti-firmano-petizione-contro-le-armi-autonome_70616.html

Firmata l'intesa tra Anci e Regione. Obiettivo: sostenere la digitalizzazione degli enti locali puntando sull'aggregazione e sulla condivisione delle piattaforme.

In Sicilia colpo d'acceleratore all'attuazione dell'Agenda digitale. AnciSicilia e gli assessorati regionali all'Economia e alle Autonomie locali hanno sottoscritto un protocollo d'intesa per attuare tutti gli interventi previsti nell'ambito dell'Agenda Digitale, con particolare riferimento all'Obiettivo Tematico 2 (digitalizzazione della PA) del Programma Operativo Fesr 2014-2020. Fra gli obiettivi, sostenere interventi finalizzati all'adozione di piattaforme comuni e alla razionalizzazione delle banche dati pubbliche, in particolare nei piccoli comuni; la diffusione del wi-fi pubblico e della banda larga; azioni di supporto per i Comuni nella gestione dei tributi locali; la revisione dell'attuale sistema di gestione del governo del territorio attraverso lo studio di norme che favoriscano le aggregazioni volontarie tra comuni (associazionismo e fusioni); e attività di raccolta e analisi delle richieste degli enti locali in ordine a cessioni e acquisizioni di spazi finanziari.

"L'accordo - spiegano il presidente e il segretario generale dell'AnciSicilia, Leoluca Orlando e Mario Emanuele Alvano - rappresenta un atto di grande rilievo sotto il profilo istituzionale perché sancisce l'importanza di procedere in maniera condivisa su temi strategici per gli enti locali siciliani, intervenendo su materie relative all'organizzazione degli stessi, sia sotto il profilo della governance, sia sotto il profilo della gestione delle risorse finanziarie".

Per l'assessore all'Economia Alessandro Baccei, "è necessario mettere al centro i cittadini e le imprese siciliane, evitando atteggiamenti campanilistici, in modo da creare una sinergia virtuosa per il migliore e più efficace utilizzo di tutti i fondi a disposizione".

 "L'intesa sottoscritta con l'AnciSicilia - sottolinea l'assessore alle Autonomie locali Luisa Lantieri - ci consentirà di avviare un confronto su temi di grande rilevanza per la nostra Regione, di rivedere, insieme ai Comuni, il nostro ordinamento delle autonomie locali e, al contempo, di prevedere un diverso meccanismo di ripartizione delle risorse finanziarie destinate agli enti locali".

Per l'assessore all'Economia Alessandro Baccei, "è necessario mettere al centro i cittadini e le imprese siciliane, evitando atteggiamenti campanilistici, in modo da creare una sinergia virtuosa per il migliore e più efficace utilizzo di tutti i fondi a disposizione".

 "L'intesa sottoscritta con l'AnciSicilia - sottolinea l'assessore alle Autonomie locali Luisa Lantieri - ci consentirà di avviare un confronto su temi di grande rilevanza per la nostra Regione, di rivedere, insieme ai Comuni, il nostro ordinamento delle autonomie locali e, al contempo, di prevedere un diverso meccanismo di ripartizione delle risorse finanziarie destinate agli enti locali".

Fonte: http://www.corrierecomunicazioni.it     04 Agosto 2017

La digital transformation sta imponendo alla pubblica amministrazione di innovare i propri servizi per fare in modo che questi riescano ad allinearsi alle esigenze di una nuova generazione di interlocutori.

Un maggiore accesso ai dati e il fiorire di più canali di comunicazione hanno offerto ai cittadini una rinnovata consapevolezza civica. Così come sta succedendo per tutte le aziende presenti sul mercato, dunque, anche gli enti operanti nella pubblica amministrazione devono dimostrarsi reattivi nei confronti dei cambiamenti dettati dalla trasformazione digitale.

Le PA ragionano di citizen centricity con il fine di garantire al cittadino “di nuova generazione” - una experience adeguata alle sue nuove esigenze digitali.

Come? Attraverso un maggiore coinvolgimento dei cittadini nella pubblica amministrazione potrebbe infatti contribuire anche a ridurre alcuni tra i problemi che affliggono la società moderna, come povertà, privazione dei diritti e criminalità.

Questo white paper, fornito da Hewlett Packard Enterprise, illustra le linee guida per la pubblica amministrazione e, in particolare:

  • quali sono le nuove esigenze dei cittadini digitali
  • come offrire a tutte le tipologie di cittadini i servizi di cui hanno bisogno
  • in che modo promuovere iniziative open data per offrire innovazione
  • quali sono le fasi che aiutano la Pa a diventare multi-canale

Fonte: www.digital4.biz 

Nella gestione dei processi di e-procurement, rispettare i requisiti di sicurezza, trasparenza e tracciabilità permette di contare su una catena di approvvigionamento efficiente, avere una gestione dei fornitori ottimale, garantire la continuità operativa del business e rimanere così competitivi su un mercato sempre più agguerrito.

Una catena di approvvigionamento sempre funzionale assicura alle aziende performance ottimali e continuità del business: per garantirla, occorre rispettare una serie di  normative legate alla sicurezza ma anche alla trasparenza e alla tracciabilità fortemente volute dal legislatore.

La digital transformation del business impone una chiara comprensione sia dei processi di procurement che dei nuovi approcci che le tecnologie introducono a livello di sistema e di processo.

Questo white paper, fornito da NetworkDigital4 in collaborazione con BravoSolution, illustra l’attuale panorama dei processi d’acquisto e offre una guida sui vantaggi e sulle normative che influenzano l’e-procurement. Leggendolo capirete meglio:

  • che cos’è e come funziona l’e-procurement
  • quali sono le normative che influenzano i processi di acquisto digitali
  • quali sono le best practice associate a trasparenza, tracciabilità e sicurezza
  • perché questi requisiti rappresentano un valore per la supply chain delle aziende private
  • come implementare un processo di e-procurement altamente funzionale
  • in che modo velocizzare i processi e potenziare le relazioni a supporto del business

Fonte: www.digital4.biz 

Avete difficoltà a comprendere gli scostamenti fra un consuntivo e un budget? La direzione commerciale non ha gli strumenti idonei per fare una negoziazione efficace con i clienti? Non riuscite a ottenere una previsione finanziaria consistente? Queste e altre risposte in una guida che spiega l'evoluzione dei DSS 4.0.

I Decision Support System sono diventati fondamentali per governare le scelte aziendali. I DSS, infatti, integrano le migliori tecnologie a supporto del Big Data Management, come le analitiche descrittive, predittive, prescrittive e automatiche, il cognitive computing e il machine learning. 

L'evoluzione dei DSS di ultima generazione, infatti, permette ai manager, di essere avvisati ed essere coinvolti PRIMA che un determinato fenomeno si verifichi. L’intelligenza analitica e gestionale non consiste unicamente nell’abilità nel rilevare i fenomeni in base a regole predefinite o personalizzate per il cliente ed eventualmente anche modificabili nel tempo ma, soprattutto, nella capacità di simulare la ricaduta in termini economico finanziari e temporali. 

Un sistema DSS non è solo un’applicazione informatica: contiene infatti strumenti di Business Intelligence e di tecnologie dei cosiddetti Sistemi Esperti, che fanno riferimento a diverse modelli di supporto decisionale e contengono le procedure necessarie a risolvere i problemi dell’utente, consolidando  il processo di elaborazione dei dati per razionalizzare e velocizzare in modo più funzionale il processo decisionale.

In questo Inside Report, realizzato dagli analisti di NetworkDigital360 in collaborazione con Business Brain, sono sintetizzati i trend e le tecnologie di riferimento dei DSS 4.0. Il documento spiega:

  • come e perché le aziende stanno cercando nuovi criteri di estrazione delle informazioni a supporto del business
  • dove sbagliano CFO, controller e quadri nella rappresentazione dei dati
  • quali sono le tecnologie che servono a catturare tutti gli eventi rilevanti, monetizzando l'impatto
  • in che modo prendere decisioni analizzando le informazioni legate ai processi nella fase operativa (e non consuntiva)
  • come usufruire di una piattaforma intelligente che elabora in automatico funzioni di rilevamento e task stream

Fonte: www.digital4.biz 

La prossima rivoluzione, secondo la maggior parte degli esperti, arriverà grazie all’intelligenza artificiale (AI). Anzi, sta già arrivando, come dimostra la giornata organizzata a Milano da Google Italia per parlare di machine learning, una delle discipline della AI. Molti ricercatori stanno studiando i meccanismi e le tecniche di riconoscimento vocale, le reti neurali, gli algoritmi per il riconoscimento delle immagini e altro ancora. I risultati si possono già toccare con mano in applicazioni di uso comune, come Google Traduttore che mostra il significato di parole in lingua straniera che riesce a identificare in una foto scattata da un utente. Online potete giocare con gli A.I. Experiments, che mostrano come la macchina possa imparare a comprendere molte delle cose che ci circondano: Quick, Draw! è un esempio divertente di cosa si può fare con il machine learning: una rete neuronale cerca di riconoscere quello che state disegnando; oppure A.I. Duet con cui il computer improvvisa un duetto al pianoforte; o ancora Giorgio Cam che scatta una foto e che il computer trasforma nelle parole di un rap-canzone sulle note di Moroder.

Machine learning, che cos’è?

Il machine learning è una categoria della scienza informatica che dà ai computer l’abilità di imparare senza che siano stati esplicitamente programmati. Con il machine learning si prendono degli esempi, si estraggono i “pattern” cioè gli schemi che li contraddistinguono e li si utilizza per fare previsioni a proposito di nuovi esempi. 

Le macchine come imparano?

Non come l’essere umano ma utilizzando i sopracitati pattern (o schemi): sono piuttosto complicati da spiegare ma Google ci aiuta a fare qualche esempio. Ad esempio in Google Foto (il servizio che consente di caricare le proprie foto in un archivio online) possiamo cercare tra centinaia di foto quelle in cui compaiono i cani. Come fa? Grazie al machine learning. Prima di tutto vengono raccolti una serie di esempi di foto etichettate con la parola “cane”, in seguito si prendono anche delle foto etichettate con la parola “gatto” e infine foto con milioni di altre etichette. 

È un cane o un gatto?

Il computer dopo tutti questi esempi va alla ricerca dei pattern di pixel e colori che lo aiutino a capire se nella foto c’è un cane o un gatto (oppure altro) Prima di tutto, cerca di indovinare quali siano i pattern giusti per identificare i cani. Poi continua il suo studio cercando un esempio di immagine di un cane e verifica se i pattern funzionano. Se si accorge di aver riconosciuto per errore un gatto come un cane, apporta delle correzioni ai pattern che sta usando. A quel punto, prende l’immagine di un gatto e ne modifica nuovamente i pattern per cercare di riconoscere quell’immagine. 
Queste operazioni vengono ripetute circa un miliardo di volte, procedendo per successive prove e correzioni. Alla fine, i pattern formano un modello basato sul machine learning, una «rete neurale profonda», che può (quasi sempre) identificare correttamente cani, gatti, bambini, luoghi, tramonti e molte altre cose.

Che cosa succederà nel futuro?

Tutti (Google, Amazon, Microsoft, Apple e centinaia di altre società, università e istituzioni) lavorano su un punto: fare in modo che la macchina apprenda più velocemente e con meno esempi. Un metodo, su cui Google si sta concentrando in particolare, è quello di fornire alle nostre macchine più «buon senso», che in questo campo viene chiamato «regolarizzazione». Per una macchina “avere buon senso” può significare che, se un esempio cambia leggermente, la macchina non deve cambiare completamente idea. Una foto di un cane con un cappello da cowboy mostra comunque un cane. Google sta cercando di introdurre questo tipo di capacità nel programma rendendo il machine learning insensibile a cambiamenti minimi, come un cappello da cowboy. Sembra facile, ma c’è ancora molto lavoro da fare per raggiungere un equilibrio su questo fattore.

 Fonte: www.corriere.it

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